YAYA COULIBALY
FACINET COULIBALY

ANIMATAZINE

ACQUA

Yaya Coulibaly è riconosciuto mondialmente come il Custode della tradizione delle marionette Bamanan, la più antica e la più ricca dell'Africa.

Iniziato alla conoscenza mistica in età precoce, discendente diretto del re di Segou, ha ereditato da suo padre la padronanza del teatro di marionette che occupa un posto di prim'ordine nei riti di iniziazione delle società segrete, così come una collezione di oltre 25.000 marionette, alcune delle quali risalenti all’ 11esimo secolo, attualmente ospitate nella sua casa teatro di Bamako.
 
Nel 1980, ha fondato la Troupe Sogolon per promuovere la creazione del teatro di marionette Bamanan, Somono e Bozo.

In questa intervista Maître Yaya ci offre una straordinaria testimonianza a tutto campo dei profondi legami spirituali, simbolici, concreti che esistono tra la marionetta e l’elemento acqua nella cultura maliana.

Facinet Cheikhou Coulibaly, figlio di Yaya, Direttore organizzativo della Compagnia Troupe Sogolon, Imprenditore culturale, Giurista, Marionettista impegnato nella vita della Compagnia di cui ne cura lo sviluppo attraverso progetti di ampio respiro internazionale, è l’erede, insieme ai sui fratelli e sorelle, dell’immensa tradizione familiare.
 
In questa intervista descrive i numerosi progetti attuali e futuri di sviluppo della Compagnia Sogolon.

Maître Yaya, nel cercare di rintracciare l'acqua nella vostra storia, le prime tracce, le prime gocce che abbiamo scoperto, vanno molto indietro nel tempo.

Voi siete un discendente diretto del re di Segou Mamary Biton Coulibaly.

Il vostro antenato è direttamente collegato alla divinità dell'acqua Faaro.

Secondo la leggenda, Mamary Biton Coulibaly, catturando la figlia di Faaro che rubava melanzane nel suo campo, la lasciò vivere.

Per ricompensarlo, Faaro mette una goccia del suo latte nelle sue orecchie, permettendogli così di udire tutte le cospirazioni contro di lui.

CHI È LA DIVINITÀ FAARO?
QUAL'È LA SUA IMPORTANZA NELLA CULTURA BAMANAN?

Nella cosmogonia Bamanan, la mitologia prevede il cataclisma della creazione del mondo, dell'universo, con l'acqua.

L'acqua è abitata da spiriti, è abitata da geni, in questo caso da Faaro, la dea dell'acqua.

Quando ci fu una specie di inondazione con un tornado, questa tromba d'aria fece scoppiare l'uovo e in quel momento uscirono fuoco e acqua.

In questa mitologia di Faaro, il ristagno dell'acqua fecondante è estremamente importante, perché l'essere umano è partito dall'acqua e tornerà all'acqua.

Questo simboleggia il fatto che la madre divina, Faaro, ha potuto dare alla luce la prima donna anziana chiamata Temba ed è stata questa Temba a dare alla luce il primo bambino sulla terra.

A metà aprile qui c’è la canicola e questa permette alla dea di incontrare il Consiglio degli Anziani su una roccia nera da qualche parte nel fiume.

Il Fiume Niger è considerato il cordone ombelicale e l'anima del popolo Bamanan.

Nella regione di Koulikoro, c'è un villaggio chiamato Souban. 

Lì c'è una roccia nera su cui Faaro può apparire, come un essere umano.

Questo incontro permette il sacrificio del capro.

Il mio ultimo spettacolo, che sto preparando, è uno spettacolo rituale: Il sacrificio della capra.

Consiste nel selezionare due o tre anziani, la donna più anziana del villaggio, quella che da almeno venti anni è in menopausa, una ragazza che non ha mai conosciuto un uomo e un piccolo bilakoro, cioè un ragazzetto.

Quindi prepariamo una zucca, in cui mettiamo il brodo di miglio con le noci di cola, pollo e carne di capra.

La zucca viene posta sull'acqua, l'uomo incaricato della cerimonia recita dei versi e chiede a Faaro, per esempio, che ci sia una migliore connessione tra terra e cielo e cielo e terra.

A questo punto c'è una specie di vortice che fa immergere la zucca nell'acqua, e dopo qualche minuto questa riappare: se l'anno è abbondante c'è una specie di pesce che ci è molto caro, il capitano.

Poi la zucca viene riempita di couscous, questo è estremamente importante: a questo punto si forma un cerchio, che rappresenta la placenta dell'universo cosmico.

Il fatto di mettere la mano nel piatto e mangiarlo è una sorta di sessualizzazione.

Questa sessualizzazione significa che nel corpo umano esce la prima saliva.

Ci giriamo e ognuno di noi, da dietro la schiena, immerge la mano nella zucca e mangiamo.

Questo può provocare la fecondazione all'unisono, è estremamente importante: benediciamo l'acqua e speriamo che ci siano le massime garanzie, che ci sia la massima sicurezza, che potremo essere protetti non solo dai pericoli climatici, come le inondazioni, ma anche dall'improvviso arresto della pioggia, o che le donne non raggiungano improvvisamente la sterilità.

Perché la donna è considerata come acqua, acqua come sorgente, acqua come vita, acqua come spirito.

Faaro, che è l'intermediario tra noi e il cielo, è considerato come la manifestazione della prima antenata, corrisponde precisamente a questa donna anziana.

Ho la possibilità, in questo momento di presentarvi proprio qui, come potete vedere, questa marionetta, del tredicesimo secolo: è proprio Faaro, è la marionetta dell'antenata, è molto importante (fa vedere una marionetta n.d.r.), quindi siete fortunati che abbiamo potuto portarla fuori ieri per farvela vedere, è estremamente importante.

Spero che nei prossimi mesi avrete l'opportunità di vederla per intero.

Se l'anno sarà brutto, difficile, se ci saranno calamità, sono solo piccole carpe che escono nella zucca quando questa riemerge.

Una volta che i sacrifici sono stati offerti a Faaro, si canta (canta in bamananké n.d.r.).

Questo significherebbe: "Ecco il piatto rituale per te, dea dell'acqua, desideriamo che tu ci benedica, affinché possiamo ritrovare la nostra salute e il tempo per ritrovarci l'anno prossimo nello stesso stato d'animo nello stesso stato di convivialità".

Beviamo quest'acqua per equilibrarci, per aprirci, per camminare, per viaggiare, per connetterci.

Così all'inizio, nel mezzo, alla fine... Cioè dall'ignoto all'ignoto.

Questo corrisponde alla fertilità. È tutta una questione di fertilità.

L'essere umano è così, doppio: l'acqua è doppia, è l'uovo fecondatore, che corrisponde al seme divino.

Questo significa che nella cosmogonia, l'acqua non è solo un simbolo di resurrezione, l'acqua è anche la donna e la donna è il rappresentante di Dio sulla terra.

Per noi, quando una persona muore, deve tornare allo stato fetale, a Dio, come se il bambino dovesse tornare nel grembo della madre, e questa è la conoscenza.

Sono cose che ci permettono di essere in connessione con tutto lo spirito relazionale: con l'identità culturale, l'identità sociale, la geografia, la geomanzia, le scienze occulte, ma anche l'ambiente, che ci fanno essere come delle specie di extraterrestri che convergono lì per la felicità.

Ecco quanto può essere importante questa mitologia di Faaro, e una volta finito tutto questo armadan, ci troviamo nella piazza del paese, e questo dà luogo a un carnevale: un carnevale attraverso il quale cerchiamo gli spiriti maligni, il dubbio, la contraddizione, e in cui lasciamo spazio alla trasmissione di questa conoscenza attraverso il divertimento.

Così, tra il divertimento e la tristezza, c'è la risata.

COMPAGNIE SOGOLON
COMPAGNIE SOGOLON

Antilope - Marionetta  abitabile della Compagnia Sogolon

Iena- Marionetta a fili della Compagnia Sogolon

Continuando con i documenti che siamo riusciti a rintracciare su di voi, veniamo a sapere che il re Mamary Biton Coulibaly ha un legame fondamentale con la marionetta: "È riuscito a ricreare la genesi del popolo maliano e ha reso popolare quest'arte", spiegate in alcune interviste.

Inoltre, abbiamo letto : "In gioventù, Mamary Biton Coulibaly era a capo del ton, un'associazione di giovani cacciatori che è riuscito a trasformare in un esercito professionale dedicato alla sua causa.

Prendendo il titolo di Biton, si unì ai pescatori Somono ai quali affidò una flotta da guerra ed estese il regno su entrambe le rive del Fiume Niger tra Timbuktu e Bamako via Djenné.

Il suo regno durò 42 anni e il suo esercito aveva più di 40.000 uomini, ben addestrati ed equipaggiati con armi da fuoco, fatte dai suoi stessi fabbri."

QUAL È IL LEGAME TRA IL VOSTRO ANTENATO RE MAMARY BITON COULIBALY, I GIOVANI DELLE ASSOCIAZIONI TON, E LE MARIONETTE?

Essere un marionettista, nel nostro paese, vuol dire essere un guerriero, perché le marionette sono gli attributi della corte reale: si passa attraverso la marionetta per mettere in scena strategie di guerra e questo è estremamente importante.

Le marionette sono cariche di un potere magico, quello che noi chiamiamo il Nyiama, che può permetterci di essere protetti e di essere in contatto con lo spirito degli antenati; è una specie di protezione, e abbiamo la possibilità di poterci trasformare in un pezzo di legno, o in un animale, o anche in un uccello, secondo la necessità.

Vale a dire che l'uomo è il doppio della marionetta: non è il contrario, è la marionetta che ci permette di proiettarci meglio, come una specie di specchio.

Ci dà più forza, illumina il cammino, ci dice: "Allora, cosa fai nella vita?".

La marionetta è considerata come un'identità, è per noi un punto di riferimento.

Così, quando c'è questo raggruppamento, la marionetta permette a tutti i Tondions di unirsi.

Sono i membri del Ton, l'associazione dei giovani, persone che cresceranno insieme, che avranno un'affinità, che avranno il coraggio di fare, che impareranno a dominare il dolore, che impareranno a mantenere il segreto della nazione, che si specializzeranno in tale o tale campo: unità nella diversità.

È estremamente importante sapere questo: l'elemento fondamentale che ci permette di stare insieme, di creare la coesione sociale, di ricreare la tolleranza, la complementarità, è la marionetta.

Noi non consideriamo la marionetta come un pezzo di legno: per noi la marionetta è un antenato, la marionetta è un riferimento, è l'ultima risorsa: partiamo dalla marionetta, lo facciamo al centro all'inizio e alla fine della vita.

Ciò significa che quando una vecchia marionetta è danneggiata, e non possiamo assolutamente restaurarla, dobbiamo preparare un funerale come se fosse un vecchio che sta morendo.
 
È estremamente importante sapere questo.

La marionetta nel nostro paese non è come il teatro di Guignol, non è come il teatro dei burattini!

Quando non si è iniziati, non si può; ogni gruppo, secondo la sua comprensione, secondo la sua fascia d'età, è a disposizione di un gruppo di marionette e non il gruppo di marionette a disposizione dell’uomo: è il gruppo di giovani che si mette a disposizione della marionetta.

Non si può semplicemente prendere un pezzo di legno e tagliarlo, bisogna prima fare un sacrificio finale, portare due polli e delle capre, bisogna prima chiedere allo spirito della boscaglia, allo spirito della foresta, allo spirito dell'albero che ci autorizzi a tagliare il legno, cioè che ci autorizzi a rompere un po' l'equilibrio della natura. 

Una volta finito il rito, la marionetta viene intagliata, viene presentata come se fosse una nuova sposa e tutti i membri fanno un giuramento sul Boli, sul feticcio della comunità.

Questo ci spinge ad avere una responsabilità comune, ci spinge ad unirci, a superarci, ma allo stesso tempo ci riporta all'umiltà, facendo della nostra casa una terra accogliente.

Quando uno straniero arriva per la prima volta, la prima cosa da fare è portargli una ciotola d'acqua, lui beve l'acqua, si disseta, noi diciamo: "Ora puoi sederti", lui si siede; quindi, possiamo portargli del cibo, lui mangia; e poi possiamo aprire i discorsi.
 
Questa leggendaria ospitalità permette che se si discuta insieme, si può trovare qualcosa insieme.

E così la marionetta ci permette di andare oltre noi stessi, ci permette di viaggiare sia nel cielo che nelle profondità dell'acqua: dobbiamo essere come gli avvoltoi che corrispondono all'essenza dei 266 segni del Cosmo.

Questo è molto importante. 

L'aritmetica gioca un ruolo importante nell'equilibrio.

Uno, unico singularo, potrebbe essere un gioco sul Dio creatore (indica con l’indice teso il cielo n.d.r.)

Il 2 è la connessione tra l'acqua e il cielo, provoca la germinazione.

Questa generazione dà 3, che corrisponde al seme divino, l'uomo.

Il 4 è la donna.

Il 5 sono le 5 dita della mano, senza le quali non c'è lavoro.

Il 6 sono i 6 centri dell'essere umano.

7 è 3 più 4 uguale a 7, 7 è uguale a 2, 2 è la vita.

L'8 è il simbolo celeste.

Il 9 non esiste per noi, è un numero negativo.

10 è la pienezza, quindi l'acqua.

Così, quando diciamo 10, significa che: si può cadere nell'acqua del fiume, ci si può rialzare; si può cadere nell'acqua del pozzo, ci si può rialzare; si può cadere nell'acqua di una piscina, ci si può rialzare; ma quando si cade nell'acqua della donna, non ci si rialza più.

Questo è il cordone ombelicale e l'anima del popolo: a volte una decisione presa sotto il peso della rabbia è avventata.

E così Biton, che era anche un ex membro del Ton, diventa un riferimento.
 
Come ex membro, come persona di riferimento che diventa anche dirigente, ha diritto al rispetto, ha diritto a vigilare, ha diritto alla sicurezza e ha anche diritto a incarnarsi attraverso un atto di trasmissione dei codici di vita.
 
E questi codici di vita vengono trasmessi attraverso la marionetta.

CHI È IL POPOLO BOZO E CHE RELAZIONE HA CON LE MARIONETTE?

Per parlare delle origini della marionetta e dei Bozo, bisogna conoscere il Mande, il paese da cui sono partiti tutti: i Bozo sono arrivati subito dopo la dispersione del popolo mandingo.

Alla fine del VI secolo c'era un impero chiamato Wagadou, che ebbe il suo apogeo quando nacque l'impero del Mali.

Ci fu una grande migrazione che ha reso il popolo Bozo una minoranza, una razza minoritaria allo stesso modo dei Somono.
 
Nel nostro modo di concepire la solidarietà, è chiaro che chi è in minoranza deve essere protetto e gli si deve dare la responsabilità di guidare questo o quel raggruppamento.

Naturalmente i Bozo, prima di diventare pescatori, erano cacciatori: un Bozo non dirà mai che va a pesca, un Bozo dirà sempre che va a caccia. Viene dal Mande prima di essere un Bozo.

Quindi le marionette vengono dal profondo Mande.

Ci sono due tradizioni legate alle origini della marionetta: c'è lo spirito della boscaglia profonda e c'è lo spirito dell'acqua.

Un giorno un cacciatore andò a caccia, passando una settimana senza prendere niente; una sera ha potuto parlare con uno spirito che gli ha trasmesso una prima marionetta chiamata Maanin, che è stata codificata anche dalla iena.
 
Tornato, la presenta al consiglio del villaggio ma il giorno dopo la marionetta scompare.
 
A questo punto, una donna andando a raccogliere noci di karité nella boscaglia, viene sedotta dallo spirito della boscaglia il quale le dona la marionetta.
 
Lei torna con la marionetta, introducendola nel villaggio. 

Questa è una versione legata allo spirito della boscaglia e alla montagna.

Quando i Bozo sono arrivati erano in minoranza, quindi, il popolo Bamanan ha dato loro la responsabilità di controllare l'acqua, di attraversare l'acqua.

Così a loro è stata affidata anche l'organizzazione sociale, in ogni caso quella delle marionette.

In ogni caso, per quanto ne so, quando io sono qui, un Bozo non può dire di essere all'origine della marionetta. Sono io che gli ho dato la marionetta.

Non si può dare la responsabilità a qualcuno e poi toglierla.
 
Le prime persone che sono arrivate e che hanno visto gli spettacoli di marionette hanno detto: "Ah, sono i Bozo che organizzano", seguendo i primi segni hanno detto che erano i Bozo all'origine della marionetta.

Ci sono varie versioni...
 
Questa versione di Toboji, la rispetto.

Quindi i Bozo provengono dal Wagadou, sono, come noi, principi del Mande, i Bozo come i Dogon, i Bobo... 

Quindi è più o meno la stessa cosa, solo che la responsabilità fa una piccola differenza di connessione secondo il ruolo che tale o tale raggruppamento svolge nella nostra società.

Questo è importante, ed è vero che i Bozo, con le marionette, svolgono un ruolo estremamente importante nell’ambito di portare lo spirito dell'acqua verso l'abbondanza.
 
I Bozo sono in relazione con tutti coloro che abitano l'acqua: nel novanta per cento le marionette Bozo alludono ai pesci, all'ippopotamo, a tutti gli anfibi, a Faaro, a cui sono sempre collegati.
 
Penso che Faaro passi anche attraverso i Bozo per poter comunicare con gli altri.
 
Questa è dunque l'origine dei Bozo, che sono una comunità estremamente importante, anche se piccola, sono una comunità molto preziosa nel campo del consolidamento, della padronanza del potere, del coordinamento etno-sociologico, culturale, artistico, ambientale, e anche nel campo dell'ecosistema: è molto importante sapere questo.

Sono molto felice che siate riuscite a fare un buon percorso, mettendo insieme questa intervista, secondo me sono pagine estremamente importanti nel campo della comprensione all'attualità del Mali, che è molto ricca e anche molto complessa.

Non c'è una predominanza di questa o quella comunità: c'è un'interazione tra tutte le comunità del Mali: i Malinke, i Bamanan, i Bozo, i Somono, i Peul, i Tuareg, i Soninke, i Songoi, i Sorai... 

Tutto questo significa che c'è un'interazione tra tutte le comunità, nessuna comunità del Mali può pretendere di essere superiore alle altre. 

In me c'è l'inizio dell'altro così come nell'altro c'è il mio inizio.

Nella nostra lingua bamanankan diciamo: "Fa bonda ani bamunda, faso, ani baso."

Ciò crea questa unità, questa condivisione di responsabilità, ma anche di fiducia, perché non si può parlare della vita di una nazione senza stabilità e questa stabilità non è solo nella convivenza, ma anche nella base culturale e nelle persone che sono considerate come risorse: i Bozo sono persone risorse.

COSA SIGNIFICA SOGO BO?

Sogo Bo è la celebrazione della vita.
 
Abbiamo due categorie di marionette.
 
Quando rappresentano l'animale diciamo Sogo, ma quando rappresentano l'essere umano diciamo Maanin.

All'origine della creazione dell'universo, quando ci fu il cataclisma, quando tutte le creature emersero, uomini e animali vivevano insieme.

Vivevano in un villaggio, coltivavano un grande campo di grano, il cui raccolto era sufficiente per nutrire tutti gli abitanti della terra - questo è estremamente importante.
 
C'erano carnivori, c'erano erbivori, c'erano anfibi, c'erano vertebrati, invertebrati, l'acqua ci ha permesso di incarnare il respiro, il primo respiro che ha permesso a ciascuno di noi di respirare meglio.

Ora, per celebrare questa vita, ci riuniamo nello spazio sotto forma di Sogo Bo, cioè la rivelazione, celebriamo la vita in un'atmosfera carnevalesca, mettendo a nudo il bilancio dell'anno, il bilancio degli iniziati, del cameratismo, della solidarietà, ma anche facendo una valutazione di tutto quello che è successo.

Il Sogo Bo è il rapporto dell'associazione Ton: durante il periodo invernale, i giovani si riuniscono in un Ton, un piccolo raggruppamento di interesse pubblico, vanno a coltivare il campo di un capo in cambio di qualcosa, possono ricevere capre, pecore, riso e miglio.

Ma Sogo Bo è anche un omaggio alle donne, perché sono le donne che raccolgono i cesti di miglio e riso, hanno un ruolo estremamente importante nell'organizzazione di questa associazione. 

Una volta finito il raccolto, sono le donne che formano un comitato organizzativo per l'accoglienza, l'alloggio e il cibo.

Si cerca una donna nel villaggio, qualunque sia la sua età, può essere una giovane donna, può essere una donna anziana: una donna che abbia la fiducia dell'associazione.
 
Eletta a rango di madrina, è lei che presiede all'organizzazione sociale e pratica.
 
Quando si decide, alla fine di un'assemblea generale, in quale giorno ci sarà il Sogo Bo, è lei che andrà di famiglia in famiglia, di porta in porta, a raccogliere i panni più grandi e i tappeti più belli di tutte le case.

Queste stuoie e questi panni serviranno a coprire il dorso delle marionette, perché una marionetta che appare sulla piazza del villaggio deve essere riccamente vestita, come un essere umano, deve essere l'immagine stessa della coesione sociale - questo è importante.
 
Così, una volta che il Sogo Bo è finito, la madrina raccoglie i panni che ha preso in prestito, e va di famiglia in famiglia per ridare ad ogni donna i panni che sono stati presi.

Le donne hanno un ruolo importante nella coesione sociale, nel Sogo Bo,  che non è solo la celebrazione della vita, non è solo la rivelazione, ma è anche rendere omaggio allo spirito dei morti.
 
Questo è Sogo Bo.

COMPAGNIA SOGOLON

Antilope - Marionetta  abitabile della Compagnia Sogolon

I SOGO BO, FESTE TRADIZIONALI DELLE MASCHERE E DELLE MARIONETTE, POSSONO DIVENTARE  UNA FONTE DI GUADAGNO CON L'ORGANIZZAZIONE DI EVENTI PER TURISTI, O DEVONO ESSERE PRESERVATI NELLE LORO NATURA PIÙ PROFONDA E ORIGINALE? 

È una domanda essenziale.

Oggi si tratta di resistere e preparare la sopravvivenza. 

Se tocchiamo questa comunità, è come se toccassimo tutte la comunità. 

Una specie di catastrofe ambientale sta piombando su di noi, nel nostro universo di vita.
 

Vittime di ciò che oggi chiamiamo problemi economici o di sviluppo - non so se si tratta di sviluppo.

Naturalmente c'è stata la costruzione di dighe, che ha causato molte contraddizioni, che ha deviato il letto di alcuni fiumi come il Bani, il Banifing, il Baoulé, il Bagoé, dove i pesci potevano venire a deporre le uova, abbiamo visto la scomparsa di varie specie di pesce, il che significa che c'è una perdita di reddito, perché il pescatore non può vivere senza il pesce.

Poi c’è l'uso di prodotti chimici, che non riguarda solo i Bozo, ma tutto il pianeta: il mondo è malato, molto malato a causa dei suoi figli sulla terra.

L'uso abusivo di pesticidi ha fatto scomparire molti pesci, ha fatto cambiare l'ecosistema stesso, ha fatto scomparire uccelli rari che annunciavano le stagioni: l'arrivo di un tale uccello poteva significare o la stagione degli amori, o la stagione della pesca, o l'inizio e la fine della stagione.

Siamo in totale contraddizione con tutto questo, ed è colpa dell'uomo.

C'è anche quella che io chiamo l'aggressione di tutte le religioni: il fanatismo religioso come l'islam, come il cristianesimo, ha portato una fuga che ha pesato molto sulla pratica ancestrale e sociale, il che significa che le persone hanno più o meno modificato le strutture della loro vita.

I Bozo, che erano più o meno abitanti della laguna, se ne sono andati per stanziarsi su terre non fertili, questo ha modificato la vita della pesca e sono diventati dei commercianti ambulanti.

Tutte queste sono cose che hanno avuto un grande impatto su di noi.

A questo si aggiunge lo smembramento dei villaggi e l'impatto della stessa politica del governo.
 
Per esempio, sono stati portati nuovi modi di vivere che non hanno niente a che vedere con l'essenziale tradizionale.

Siamo qui, così: c'è il peso dell'islam, c'è il peso della chiesa, c'è il peso della politica... 

C'è confusione.

Tutto questo ha cambiato molto il nostro habitat.

Quindi, vorrei semplicemente dire, c'è un proverbio nel nostro paese: "Non ci si rifiuta mai di lavare la faccia a chi ha un occhio guercio".

Noi resistiamo, resistiamo, questi nostri valori culturali e sociali, ci rendono una specie di microbiologia che è lì, finché c'è acqua, finché c'è respiro, possiamo continuare a vivere.
 
Finché la ruota della storia continua a girare, qualunque siano queste difficoltà, il fatto che ci sia stato questo meccanismo di convivenza e che siamo sempre istruiti dall'arte delle marionette nella sua diversità di espressione, possiamo continuare e sperare, perché quando non c'è speranza, non possiamo vivere.

Quindi ci adattiamo, le marionette ci insegnano anche attraverso il Sogo Bo, che per resistere meglio nella vita, è necessario avere un comportamento camaleontico.

COSA PUÒ FARE OGGI LA MARIONETTA IN RELAZIONE AI PROBLEMI SOCIALI ATTUALI? QUALE MESSAGGIO PUÒ PORTARCI?
DOVE STA ANDANDO L'ARTE MILLENARIA DELLE MARIONETTE?

Oggi sono orgoglioso che ci sia un ritorno trionfale della marionetta, non solo in Africa, ma nel pianeta, perché una cosa che ho capito, durante questi ultimi 40 anni, è che c'è qualcosa di eccezionale che sta accadendo.

Vale a dire che, per esempio, per far passare un messaggio, quando il messaggio passa attraverso un attore, è effimero, ma quando il messaggio passa attraverso una marionetta è eterno.

Guardate la reazione dei politici ai Guignols de l’Info: vedete, hanno paura, perché, che sia la chiesa, o l'islam, o anche il potere politico, hanno paura della marionetta e sanno che quello che gli altri dicono a bassa voce, la marionetta lo dice a voce alta e senza preoccuparsi!

Ciò che fa di lei Nyiama, la forza vitale che pesa su tutti noi, è estremamente importante.

E questo fa sì che non è marionettista chi vuole esserlo: il marionettista, o la marionettista, è un eletto, una eletta di Dio.
 
Il giorno in cui la marionetta scomparirà, sarà la fine del mondo, ci sarà un cataclisma, sarà l'ultimo diluvio, sarà il più grande diluvio possibile.

Non ce lo auguriamo, non lo vogliamo, continueremo a sorvegliare.

Oggi, c'è un cambiamento ambientale, ecologico, politico, c'è anche un cambiamento nelle visioni del mondo, un cambiamento dovuto a problemi di sicurezza, ci sono persone che sono state sfollate a causa dei disastri climatici, c'è anche l'aggressione di certe comunità da parte di forze occulte, il che significa che oggi la marionetta, che potrebbe essere considerata come la prima scuola di formazione, è stata affiancata da altre scuole che hanno modificato la vita dei cittadini del villaggio.

È necessario adattarsi, perché la cultura, checché se ne dica, deve portare il rinnovamento: il rinnovamento dell'adattamento senza modificare la struttura tradizionale.

Per quanto riguarda la lettura dei libri di testo scolastici, sappiamo che oggi per i bambini in Europa, America e Africa, ovunque, il problema del mondo intero è il "Hello! Hello!", (fa il segno del cellulare all’orecchio con la mano n.d.r) il che significa che i bambini non leggono più, tutta la loro memoria è nel telefono.

L'adattamento di racconti morali da parte delle marionette permette oggi alle persone, che forse hanno perso parte della loro identità, di poter ritrovare sé stessi, permettendo ai bambini di superare l'animosità, di superare lo spirito di odio - con tutta la brutalità che troviamo nelle scuole, oggi la violenza ormai dilaga ovunque.

Negli anni '80 c'erano piccoli festival in tutti i paesi d'Europa, durante l'estate, tutti si riunivano nella piazza del paese, queste erano occasioni per i bambini nati fuori dal loro paese d'origine di ricrearsi e di avere un approccio alla loro cultura d'origine.

Una socializzazione che permette di non cadere nell'oblio, di mantenere viva la curiosità di apprendimento e di identificazione.

Oggi, tutte queste piccole feste sono scomparse e questo ha causato confusione, più o meno la gente è diventata robotica.

Sappiamo che nella maggior parte dei paesi, più alte sono le qualifiche dei diplomi, più lavoro si trova.

La memoria culturale scompare a poco a poco: la gente si è robotizzata.

È un disastro.

La marionetta ha sempre insegnato che è necessario mettere l'uomo al centro dello sviluppo: penso che sia necessario creare questo spirito, fare in modo che la malattia del mondo trovi la sua soluzione in questa coesione culturale che può portare condivisione e solidarietà internazionale.

Oggi, c’è uno sconvolgimento degli strumenti di comunicazione, come ora, tra noi: a migliaia di chilometri di distanza, stiamo scambiando e contemporaneamente cambiando, perché scambiando tra di noi, nello stesso momento ci cambiamo.

Perché questo può accadere? Perché siamo portatori di qualcosa, un valore che ci rende dei meticci culturali.

Penso che la marionetta, o anche gli aspetti culturali intorno alla marionetta, faranno sì che si possa creare una casa, uno strumento di amicizia e condivisione, di co-produzione, di creatività da costruire insieme, con il tempo, che l'apprendimento della vita non si limita a un giorno solo.

Bisogna andare lentamente e avere una grande eco, bisogna aprire le orecchie, è ora che tutti aprano le orecchie... 

Noi andiamo avanti, è ora di unirsi, è ora di federare gli spiriti: la marionetta ha sempre indicato questo.

Se cresciamo in questo campo di comprensione, anche se tu sei lontano geograficamente, fisicamente da me, è come se vivessimo nello stesso posto nello stesso tempo.

Sono molto felice che questa intervista possa servire a risvegliare la curiosità, a spingere altri talenti come voi a potersi avvicinare alla cultura di tale o tale entità.

Mio padre mi ha detto, attraverso la marionetta, che la marionetta ci permette prima di tutto la socializzazione ma soprattutto ci farà diventare un capitale di risorse umane: è importante, estremamente importante. 

È estremamente codificante, riguarda l'esistenza stessa dell'essere umano, quindi ci arriveremo.

La marionetta, creando questo vortice, insegna che c'è un sistema che noi chiamiamo il sistema della glaciazione nell'acqua.

Vediamo oggi i grandi ghiacciai che si stanno sciogliendo, c'è un cambiamento improvviso in tutto, ma è previsto da tempo, questa inadeguatezza è una strada della storia: il sistema delle glaciazioni spinge il mondo verso un blocco, e la marionetta dice che per sbloccare la situazione, dobbiamo riunirci intorno ad un aspetto culturale, intorno alla marionetta, per avere più acqua fertilizzante, perché il ghiaccio, quando si scioglierà, alzerà di nuovo il livello del mare, facendo sì che molte specie debbano adattarsi, altrimenti scompariranno.

Così, siamo tutti in questa specie di piroga, in questa specie di canoa, che ci rende eterni viaggiatori sempre alla ricerca del nostro fratello o della nostra sorella, fino alla fine del mondo.

Insieme, uniamoci e facciamo in modo che le intelligenze umane siano disponibili per le risorse culturali.

Un popolo può causare il proprio fallimento politico, ha tempo per riprendersi; un popolo ha tempo per causare il proprio fallimento economico, ha tempo per riprendersi; ma quando un popolo si dà i mezzi per causare il proprio fallimento culturale, non si riprenderà mai.

La cultura è come il nido di un uccello, insieme entriamo nel nido della marionetta per federare le acque fecondanti.

COMPAGNIE SOGOLON

Marionette a fili della Compagnia Sogolon

AVREBBE SENSO PER VOI OGGI IMMAGINARE UNO SPETTACOLO SUL TEMA DELL'ACQUA?  

Sono il figlio dell'acqua, sono uno degli ultimi sopravvissuti dei grandi iniziati.
 
Faccio parte di una classe sociale che va sempre incontro allo spirito dell’acqua; sono sempre vicino all’acqua.

Fin da giovane, mi sono sempre preoccupato della conservazione di questo fiume, che è considerato il cordone ombelicale e l'anima del popolo maliano.

Tutta la storia dell'Africa occidentale è lungo questo fiume, che è come un serpente mitico che va da Fouta in Guinea alla sua foce a Port Harcourt in Nigeria.

Questo fiume ha sempre cantato.

Ci sono una serie di grandi imperi che si sono succeduti e sostituiti e il fiume Niger ha sempre raccontato la storia della vita del Mande.

La mia vita, come spirito di Faaro, come figlio di Faaro, è legata all'acqua.

Ho lottato per quarant’anni contro l'azione del governo e le industrie inquinanti.

C'erano spazi che erano protetti lungo tutto questo fiume, ma l'urbanizzazione incontrollata ha degradato l'ambiente.

Io dico che se non stiamo attenti, questo fiume rischia di scomparire, anche se le nostre vite sono legate ad esso.

La nostra economia è basata sull'agricoltura, il che significa che abbiamo un'economia agro-silvo-pastorale, il che significa che la nostra vita è legata all'acqua: abbiamo la produzione agricola che ha fatto del Mali il granaio dell'Africa occidentale; c’è la più grande infrastruttura idroelettrica mai eguagliata nel continente europeo, fu installata nel Mali nel 1924, è la diga di Markala.

Il Mali è il primo produttore di pecore e capre del Sahel occidentale; abbiamo feste legate all'acqua, abbiamo creazioni legate all'acqua; c'è anche l'attraversamento del fiume a Diafarabé, da parte della comunità Fulani ogni anno alla fine di aprile, i pastori tornano dal pascolo, perché sono stati via per 3 o 4 mesi e tornano con animali ben nutriti, si attraversa il fiume Niger, da Diafarabé, nella regione di Mopti, e questo dà luogo a una grande festa, una festa straordinaria.

La mia ultima creazione inizierà il mese prossimo, sarà Il sacrificio della capra.

Abbiamo deciso di creare uno spettacolo per chiedere allo spirito dell'acqua di aiutarci a preservare questo fiume che è la nostra memoria, la nostra fonte di nutrimento, questo fiume considerato come la fonte stessa dell'esistenza del paese: se questo fiume scomparisse, sarebbe la fine di qualcosa di eccezionale.

Stiamo lavorando su questo, e con molte organizzazioni internazionali, come l'Organizzazione Mondiale della Sanità: sono riuscito a creare molti spettacoli nell'ambito dell'igiene pubblica, cioè l'uso di acqua inquinata, la lotta contro le malattie diarroiche, la lotta contro il colera, contro il bola, contro molte malattie che sono legate all'acqua per fare in modo di preservare questa fonte di nutrimento.

Come ha detto padre Desmond Tutu, la pace sia su di lui, e anche Mandela lo ha detto: "È vero, siamo sì poveri, ma non abbiamo il diritto di vivere con una discarica di rifiuti".

Non abbiamo il diritto di gettare rifiuti nell'acqua del Fiume Niger.

Intervengo tutti i giorni, nelle mie piccole creazioni di sensibilizzazione anche per conto della FAO, il Fondo Internazionale per l'agricoltura e l'alimentazione, sono intervenuto spessissimo nella creazione di spettacoli di animazione e sensibilizzazione, soprattutto per non usare prodotti molto chimici lungo il fiume.

L'altro problema che ho spesso sottolineato, per proteggere l'acqua, è che nel novanta per cento dei casi troverete che i cimiteri delle città, in particolare le città maliane, si trovano spesso nel letto del fiume; così, durante l'inverno, c'è acqua di deflusso che drena, il che non è affatto buono.

Come anche le fabbriche tessili, specialmente quelle che producono batik, scaricano acqua sporca, il che contribuisce oltremodo a far ammalare il fiume.

Nella conclusione del mio prossimo spettacolo, ricordo che la prossima guerra mondiale riguarderà l'acqua, e se la prossima guerra mondiale riguarda l'acqua, attualmente abbiamo l'ultima riserva mondiale di acqua, in ogni caso nel nostro sottosuolo, è lì che dobbiamo stare molto attenti: non abusare dell'acqua, dobbiamo conservare l'acqua, dobbiamo usarla con pazienza, dobbiamo fare in modo che l'acqua sia una fonte che rispettiamo.

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YAYA COULIBALY durante le riprese del primo film VR, nell'ambito del progetto "Restitutions partagées", programma "Accès Culture" dell'Istituto francese e dell'AFD - Agence Française de Développement. Credit: Culture en Partage

ANIMATAZINE INCONTRA FACINET COULIBALY

Facinet Coulibaly, Direttore Generale della Compagnia Sogolon, Imprenditore culturale, Avvocato, Marionettista e Agente di artisti

MONSIEUR FACINET COULIBALY, COSA SIGNIFICA PER LEI ESSERE, INSIEME AI SUOI FRATELLI E SORELLE, L’EREDE DELL’IMMENSA TRADIZIONE E CONOSCENZA DI SUO PADRE?

Prima di tutto, permettetemi di ringraziarvi per questa domanda, ammetto che la questione è davvero di fondamentale importanza per me.
 
È davvero motivo di orgoglio e una grande responsabilità prenderci cura del patrimonio che possediamo, così come progettare il futuro per poterci organizzare al meglio, per far sì che quest'arte millenaria che esiste nella nostra famiglia possa perpetuarsi e svilupparsi affinché anche le generazioni future possano appropriarsene.
 
Parlare di salvaguardia del patrimonio significa anche parlare di promozione.
 
Come potete immaginare, 25.000 marionette non possono restare in una situazione non adeguata, necessitano di molta protezione.
 
Noi abbiamo sistemi tradizionali che ci permettono di salvaguardarle a modo nostro, ma non ci limiteremo semplicemente alle soluzioni tradizionali, vogliamo adattarci all'evoluzione delle cose, dobbiamo pensare ad avere infrastrutture adeguate per proteggerle ma anche per valorizzare questo patrimonio millenario che abbiamo, per garantire che sia possibile condividerlo a beneficio di altri paesi, entrando dentro anche a dinamiche di trasmissione.
 
La creazione del Centro è di fondamentale importanza per me e per i miei fratelli, così come per tutti gli altri membri della Compagnia, per contribuire alla promozione di quest’arte.
 
Noi tutti partecipiamo in un modo o nell'altro alla vita della Compagnia Sogolon: alla promozione, alla protezione, alla progettazione, alla costruzione delle marionette.

Nella compagnia siamo venti membri, di cui dodici permanenti.

Nove fanno parte della famiglia, non tutti direttamente impegnati negli spettacoli, ma ognuno partecipa in un modo o nell’altro, a volte nella progettazione, nella creazione di una marionetta.

Accanto a questo lavoriamo in collaborazione con altre strutture, quindi se abbiamo bisogno veniamo supportati in un modo o nell'altro da un assistente di un altra Compagnia.
 
Di conseguenza, all'interno della famiglia ognuno svolge diversi ruoli; ad esempio, io in particolare, oltre ad essere l’Amministratore della compagnia, ricopro diversi altri ruoli: sono regista, marionettista.
 
Oltre a tutto questo contribuisco dando un grande supporto anche ad altre Compagnie: sono anche un Imprenditore culturale, da quasi 5 anni, sono in una continua dinamica di formazione ed aggiornamento per avere le competenze professionali necessarie per esercitare questo aspetto della professione.
 
Oggi faccio parte dell’élite africana per la valorizzazione della nostra identità culturale: abbiamo il nostro modo di vedere le cose e vogliamo svilupparlo con soluzioni tradizionali puntando anche su nuovi apporti come la tecnologia.
 
Essere marionettista non significa solo essere scultore o animatore di marionette.
 
L'arte delle marionette è un'arte completa, attorno a questo quadro abbiamo il campo della musica, della danza, della narrazione, della pittura, della scultura, del costume.

MARIONETTE COMPAGNIA SOGOLON
MARIONETTE COMPAGNIA SOGOLON

Collezione di oltre 25.000 marionette della Compagnia Sogolon

QUALI PROGETTI HA PER IL FUTURO DELLA COMPAGNIA SOGOLON?

I progetti futuri non mancheranno mai, oggi in particolare abbiamo tre progetti di punta.
 
Il primo è la costruzione qui a Bamako del Centro della Marionetta Tradizionale e Contemporanea dell'Africa dell’Ovest.
 
L'obiettivo è quello di finire questo Centro il prima possibile per poter salvare non solo questo patrimonio di cui parlavamo prima di 25.000 marionette, ma anche per permetterci di avere spazi per la promozione di quest'arte, per avere spazi di prove e altri che possono accogliere il pubblico.
 
Il secondo progetto è l'organizzazione della Settimana Nazionale Tradizionale delle Arti della Marionetta del Mali che stiamo sviluppando in collaborazione con il Museo Nazionale del Mali e penso oggettivamente che ciò potrà realizzarsi già quest’anno.
 
Il terzo progetto è quello di metterci nella dinamica di formare altri giovani, che abbiano le nostre stesse aspirazioni, per condividere le competenze che la nostra famiglia custodisce ormai da secoli.
 
È con grande piacere che condividiamo tutto ciò che facciamo quotidianamente, siamo molto felici di poter condividere con il mondo intero.

Questo oggi è possibile grazie ai social networks: sono opportunità per mostrare le nostre competenze ma anche per permettere ad altri di condividere il nostro modo di fare le cose.

Abbiamo una nostra identità culturale che si basa sull'arte della tradizione delle marionette ormai da secoli, che è diversa da ciò che sta accadendo in tutto il mondo, specialmente in Europa; quindi, è un modo per promuoverla virtualmente.

È vero che ci sono molte persone che conoscono già Yaya da anni perché è considerato un’icona mondiale delle marionette.

Ma non importa, ci sono molti altri giovani, come nella mia generazione, che non hanno abbastanza informazioni sulla nostra compagnia; io mi dò l’obiettivo di raggiungere questo pubblico in tutto il mondo condividendo informazioni su tutto ciò che facciamo.
 
Voglio dire, e penso che sia estremamente importante, questo tipo di comunicazione non solo permette di connettersi al mondo internazionale, ma permette anche di mostrare che nelle parti più recondite del mondo ci sono molte attività in corso, non solo guerre, carestie o cose del genere, ma che ci sono anche persone che si guadagnano da vivere con la loro arte, anche se ci sono difficoltà.
 
Io e tutti gli altri membri della compagnia, così come i miei fratelli e le mie sorelle, abbiamo questa vocazione e siamo parte di questa dinamica: è con volontà, con vero amore e abnegazione che condividiamo tutto ciò che facciamo.
 
L’arte delle marionette è un’arte universale, millenaria, ci sono diverse forme, ci sono diversi modi per fare, rappresentare e anche contenuti che sono diversi.
 
La maggior parte dei nostri spettacoli si basano su racconti, narrazioni, punti salienti della società abbiamo soluzioni tradizionali che decidiamo di adattare all'attuale contesto di evoluzione delle cose.
 
La condivisione delle informazioni, la formazione delle competenze, la trasmissione sono tutte cose estremamente importanti: qui al Centro riceviamo tutti i giorni ambasciatori, ministri così come semplici visitatori, saremo sempre felici di poter condividere la nostra esperienza.
 
Penso continuamente ai modi migliori per trovare nuove forme di comunicazione, adatte all'evoluzione del mondo, per permettere non solo di comunicare con il resto del mondo, ma di condividere professionalmente e seriamente quest'arte.
 
È una questione che ha a che fare con la stessa nostra esistenza, noi stessi dovremmo essere in grado di dare valore a ciò che facciamo in modo che anche gli altri possano davvero rispettare l’arte delle marionette nel mondo.
 
Se con altre persone possiamo condividere le stesse aspirazioni, comunicare in relazione alla marionetta, per motivi legati alla costruzione, allo spettacolo o la riflessione, se possiamo condividere tutto questo attraverso le nostre diverse piattaforme di comunicazione, per trasmettere la massima quantità di informazioni, noi saremo sempre disponibili per rimanere in questa dinamica di condivisione.

ANIMATAZINE INCONTRA FACINET COULIBALY

Facinet Coulibaly, con due marionette della Compagnia Sogolon

LINKOGRAFIA ESSENZIALE DI YAYA E FACINET COULIBALY