UNTERWASSER

ANIMATAZINE

Unterwasser è un gruppo di ricerca, fondato nel 2014 da Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti e Giulia De Canio, che indaga le reciproche contaminazioni tra il teatro di figura e le arti visive.

La Compagnia intraprende un lavoro su due binari paralleli: da una parte quello performativo, dall’altra quello espositivo/installativo.

Il primo lavoro, Out, è del 2015, riceve molti importanti riconoscimenti ed è rappresentato in Cina, Spagna, Italia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Svizzera, Portogallo, Croazia, con oltre 200 rappresentazioni.

Nel 2016 la Compagnia riceve il Premio Bendedetto Ravasio.

Nel 2018 debutta lo spettacolo Maze.

Nello stesso anno debutta l’installazione Amarbarì al Roma Europa Festival che succesivamente diventa uno spettacolo al Festival Segnali a Milano. 

Nel 2020 debutta lo spettacolo Untold alla Biennale Teatro 2020 di Venezia.

PERCHÈ AVETE SCELTO DI COLLEGARE L'ELEMENTO ACQUA AL NOME DELLA VOSTRA COMPAGNIA E AL VOSTRO MANIFESTO POETICO?

Abbiamo scelto il nome Unterwasser, che in tedesco significa "sott'acqua", quando abbiamo fatto il nostro primo progetto per Scenario.
 
Questo nome e' nato dall'alchimia del nostro essere insieme che poi si è confermata nel tempo.
 
Ci siamo rese conto che più andavamo avanti e più quello che avevamo scritto nel manifesto iniziale tornava, senza ripetersi ogni volta in modi diversi, evolveva dando conferma di sé.
 
Il nostro modo di lavorare è molto fluido, ha a che fare con l'acqua.
 
Nel nostro modo di affrontare la creazione artistica ci sono più piani che interagiscono tra loro: il piano della drammaturgia, il piano della ricerca sui materiali, il tema della scrittura e della creazione musicale e tutti questi aspetti si modificano tra loro e non si impongono gli uni sugli altri.

E questo ha a che fare anche col comportamento dell'acqua.

Tornando alla scelta del nome: una volta individuato il concetto con cui volevamo presentarci, abbiamo speso un po' di tempo per cercare quale fosse la forma migliore per dire sott'acqua.

L'espressione in italiano non ci piaceva.
 
Quando abbiamo letto la traduzione tedesca ci ha convinto il suono.
 
Tra l'altro è in assonanza con Hundertwasser  che è un artista che ci piace molto.

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Untewasser - Spettacolo Maze.

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SE DOVESTE RIPERCORRERE NEI VOSTRI SPETTACOLI IL PROCESSO CREATIVO, IN COSA RICONOSCETE LA PRESENZA DELL'ELEMENTO ACQUA?

L'acqua è un elemento altro rispetto al nostro elemento naturale.

Noi siamo sempre circondati d'aria; la terra la conosciamo perché ci mettiamo sopra i piedi, è il nostro suolo usuale; al fuoco non ci si avvicina perché è affascinante ma può essere pericoloso, e comunque il fuoco non è un elemento in cui ci si può immergere.

L'acqua invece è quell'elemento diverso nel quale ci si può immergere.

Il pelo dell'acqua lo si può immaginare anche come una sorta di limite, di confine.

Uno specchio fluido, liquido, che permette a colui che voglia immergersi, di infrangerlo, di toccarlo, di attraversarlo e di ritrovarsi in un'altra dimensione.

E questa dimensione, proprio perché non è la nostra dimensione naturale, dà sensazioni diverse, toglie parte delle nostre competenze, modifica i nostri sensi, ne attenua alcuni e ne amplifica altri; ci pone necessariamente in una condizione di grande attenzione perché in un ambiente così diverso non si può dare nulla per scontato.
 
L'acqua fa anche da filtro, ti fa vedere le cose sotto un altro punto di vista.

L'acqua può fare da lente d'ingrandimento, ingigantire delle cose che fuori dall'acqua sono più piccole o far sembrare più belle delle cose che fuori dall'acqua lo sono meno: come i sassi.

Nelle nostre infanzie una delle memorie più forti legate all'acqua è il rumore e la presenza del ciottolato, dei sassi: le spiagge di ciottoli hanno un suono particolare.

I sassi sono dei tesori meravigliosi dentro l'acqua, sono lucidi, ma quando li porti fuori perdono il loro fascino, perdono la lucidità e l'umidità.
 
Per immergersi nell'acqua c'è bisogno di una volontà, c'è bisogno di una scelta.

Per noi la scelta di entrare nell'acqua è una ricerca.

Io scelgo di ricercare, ricerco con tutte queste modificazioni delle mie percezioni, ricerco con una maggiore attenzione.

La meraviglia va di pari passo con lo stupore e anche con la paura perché andare a scoprire il fondale è meraviglioso ma anche spaventoso.
 
Una delle cose più magiche della dimensione sottomarina è il ruolo che gioca la luce.

Dentro l'acqua la luce diventa potentissima sia nel rivelare che nel modificare o nel nascondere.
 
C'è un altro aspetto del nostro lavoro che può essere associato al "sotto l'acqua" che è l'assenza di parola: nei nostri lavori le parole ogni tanto ci sono, però sono molto poche e ci sono in una forma molto musicale.
 
Sia in Untold che in Amarbarì le parole sono sempre venute dopo, quando ci siamo rese conto che effettivamente servivano per chiarire meglio un concetto; oppure si sono rivelate necessarie per il suono che hanno, o per far capire una riflessione interiore; oppure a volte sono servite per chiarire a livello drammaturgico un passaggio.

Fare dei lavori solo di immagine, in cui ci sia un percorso, che non siano solo dei visual astratti, ma che abbiano un percorso chiaro drammaturgico, è molto complesso.
 
Noi tendiamo a fare arrivare la parola solo dove effettivamente richiede di essere presente: spesso questo è successo in versioni successive dello spettacolo, abbiamo debuttato senza parole e poi ci siamo rese conto che servivano.
 
Questa assenza di parola mette lo spettatore in un stato altro perché non c'è il canale verbale: c'è il canale sonoro, che è importantissimo, e il canale visivo.

Quello che viene raccontato ha quindi dei tempi diversi rispetto a quelli della superficie.
 
La drammaturgia per noi è molto chiara ma il modo di renderla non è definito: questo dà la possibilità a ognuno nel pubblico di ricostruire il proprio racconto, di inserire anche il proprio vissuto. 
 
E questo è molto bello quando accade, scoprire quali sono le visioni di ognuno: a volte non corrispondono assolutamente alla storia che noi raccontiamo, ma sono tutte plausibili perché si sviluppano attorno ai nostri passaggi drammaturgici.
 
Una delle cose che ci interessa molto è quella di andare a ricercare all'interno di noi stessi, portare alla luce gli stati emotivi delle parti più nascoste di noi.
 
Lo zoom che la dimensione dell'acqua permette, dà un un'amplificazione, una capacità maggiore di riflessione: questo è avvenuto in Out, uno spettacolo legato alle emozioni, all'apertura e alla chiusura emotiva.

In Maze, dove non volevamo raccontare una vita specifica ma, appunto, dare delle zoomate su momenti che sembrano piccoli ma che sono molto importanti. 
 
In Untold in modo ancora più chiaro, più definito, andiamo alla ricerca di quelli che sono i meccanismi che ci impediscono di agire come vorremmo: qui siamo per la prima volta anche noi in scena con la nostra presenza fisica, con la nostra ombra, con un nostro doppio, abbiamo dei piccoli modellini di noi stesse che sono all'interno di situazioni quotidiane.

Con le luci andiamo a ricercare all'interno, quindi è come una zoomata progressiva che dal fuori va sempre più dentro, fino ad arrivare nelle zone più acquose di noi, più intime. 
 
L'acqua, in quanto elemento, compare spesso nei nostri spettacoli.

Lo spettacolo dove si vede maggiormente l'elemento acqua, è Maze.

L'inizio dello spettacolo è un ambiente astratto, visuale, che suggerisce un non-mondo, che può essere un grembo materno, un ambiente liquido; poi durante lo spettacolo l'acqua torna con diverse forme, c'è la pioggia, l'acqua in un bicchiere che poi diventa nera e sommerge tutta la città, l'acqua di una piscina e una lunga nuotata, e prima della piscina c'è invece un’immersione interiore, un toccare un'acqua intima.
 
Fondamentalmente si può dire che l'acqua appare in Maze sia come elemento salvifico, sia come un filtro pesante, denso, estremo, quasi troppo estremo, come alcuni stati d'animo della vita: di fatto è un modo di rappresentare l'anima.

Toccare una superficie d'acqua  produce delle onde, è un movimento, un cambiamento e questo è un elemento costante negli spettacoli che abbiamo creato finora: il cambiamento, la relazione tra l'interno e l'esterno, la necessaria fluidità delle cose, il farsi penetrare, il farsi pervadere, il concedere.

Sono miti ricorrenti evidentemente necessari per noi a livello tematico.
 
Sappiamo che stiamo lavorando con gli archetipi, abbiamo letto, abbiamo studiato, siamo consapevoli.

Siamo ben felici di poter lavorare in questo modo con gli archetipi, proprio perché sappiamo che l'archetipo parla a tutti inevitabilmente: l'importante è trattarli con cura. 

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Untewasser - Spettacolo Maze.

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 C'È QUALCOSA CHE VORRESTE ANCORA ESPLORARE DELL'ACQUA?

Adesso stiamo lavorando a un progetto che si chiama Boxes, è un progetto di teatro Lambe Lambe.
 
Finora abbiamo creato tre scatole.
 
Una delle cose molto interessanti che abbiamo trovato durante la fase di sperimentazione, è legata all'acqua.
 
Nelle scatole è possibile vedere l'acqua da molto vicino e ci siamo rese conto che con l'acqua si possono creare effetti ottici, come specchi: l'acqua apre delle prospettive che non immaginavamo e siamo molto curiose di scoprire.
 
Nel Lambe Lambe gli spettacoli sono pensati per uno o due spettatori per volta.
 
Questo fa sì che guardare, spiare da quel buco, sia un'esperienza di fatto immersiva: tu stai entrando e i tuoi occhi si aprono su un mondo che, pur essendo una dimensione piccolissima, può essere grandissima. 
 
L'effetto immersivo è dato anche dall'audio con le cuffie: guardare dentro questo foro magico ti fa immergere dentro una dimensione totalmente altra, ti permette di escludere i rumori esterni ed entrare totalmente dentro un mondo diverso. 
 
Questo progetto di Boxes, è un gioco meraviglioso, che volevamo fare da tanti anni: come spettatrici ci ha sempre affascinato il fatto di poter osservare uno spettacolo fatto in quel momento solo per te.
 
È un'occasione che ci dà la possibilità di ricominciare ad esplorare tecniche completamente diverse: la bellezza è proprio quella di potersi mettere in gioco su ogni scatola con tecniche diverse.
 
Si tratta di un gioco, perché in realtà ogni volta che ci mettiamo a sperimentare, siamo noi le prime a selezionare cosa sia buono e cosa non lo sia, lasciandoci guidare esclusivamente dal nostro stupore, dal nostro divertimento.
 
Spesso le tematiche vengono di conseguenza, sono successive all'effetto che riusciamo a ottenere. 

La speranza è quella di continuare a mantenere uno stretto rapporto con l'acqua. 

IN QUANTO ELEMENTO CHE ISPIRA IL VOSTRO LAVORO, CHE COS'È PER VOI OGGI L'ACQUA? 

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Aurora Buzzetti: "Per me la riflessione va più sull'immaginare come l'acqua reagisca al mio sentire. E quindi mi sono chiesta, dov'è? Dove la ritrovo? Dove se ne va? Nel petto la sento, la sento tanto, quando si scalda e va in ebollizione. Quando si ghiaccia e può evaporare, fa piovere dentro."
 
Valeria Bianchi: "Io se penso ad alcune caratteristiche dell'acqua che risuonano in me, penso alla capacità di adattarsi, di espandersi dove c'è spazio e di poter tornare a essere contenuta dove invece è richiesto. La capacità di accogliere, di sostenere, di non dare peso, di scaldare, di rinfrescare. Quando si è nell'acqua l'udito perde il suo potere, mentre il tatto diventa molto più importante. E poi la riflessione che effettivamente noi siamo fatti d'acqua e che per nove mesi il nostro elemento è stato l'acqua. Credo che in qualche modo, anche se non è consapevole, questa memoria resti."
 
Giulia De Canio: "Il fatto che siamo fatti prevalentemente di acqua, e che siamo stati nell'acqua nei primi importantissimi mesi della nostra esistenza, è forse una spiegazione a questo sentirsi a casa che c'è quando si sta nell'acqua. E io personalmente mi sento a casa e sento che l'acqua è l'elemento dove mi concentro e mi riposo e mi sento. L'acqua nei miei sogni è sempre associata alla felicità. Quando sogno, un'acqua, un mare, un mare pulito, quell'immagine è sempre associata a una felicità completa, una felicità meravigliosa. E queste due cose vanno sempre insieme nei miei sogni. E poi è bella anche la sensazione di poter volare che ti dà l'acqua. Il fatto che nuotare sia la cosa più simile al volare che possiamo provare. E anche il dissolversi, il sentirsi un tutt'uno con quello che c'è intorno e con l'elemento nel quale sei immerso."
 
Valeria Bianchi: "L'acqua è fresca, ti sostiene, è trasparente, ma può essere anche torbida, confusa. Questo aspetto dell'acqua torbida ha a che fare con il marcio, con la morte. Maze è lo spettacolo in cui abbiamo più rappresentato anche questa valenza di grande pesantezza, di pianto, di dolore e di confusione, di torbidità. È come se l'acqua fosse il grande contenitore di tutto, capace di accogliere tutto. Nel momento in cui si schiarisce, c'è una gioia, nel momento in cui si offusca... È l'anima."
 
Aurora Buzzetti: "Si, è l'anima…"

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Untewasser - spettacolo Boxes

LINKOGRAFIA ESSENZIALE DI UNTERWASSER

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