JULIE ANNE STANZAK

ANIMATAZINE

ACQUA

​​Julie Anne Stanzak, danzatrice, coreografa, è nata a Charlotte, North Carolina, ed è cresciuta a New Orleans.

Trasferitasi con i suoi genitori a Minneapolis ha continuato ad allenarsi nella danza classica in un'accademia dedicata alla tradizione dei Ballets Russes. 
 
Ha frequentato la Childrens' Theater Company di Minneapolis, dove ha studiato recitazione e si è esibita nelle loro produzioni.
 
Nel 1976 va a Chicago e danza con il Chicago Lyric Opera Ballet dal 1977 al 1979 sotto la direzione di Maria Tallchief, che divenne il grande mentore della sua vita.
 
Dal 1979 al 1985 fa parte del Dutch National Ballet di Amsterdam sotto la direzione di Rudivan Danzig.
 
Dal 1986 ad oggi danza con il Wuppertal Tanztheater di Pina Bausch, partecipando a tutti gli spettacoli che hanno reso celebre la compagnia.
 
Conduce seminari e lavora come coreografa per diverse realtà in Europa, Stati Uniti, Giappone.

In questa intervista Julie Anne Stanzak ci racconta la gioia e l’energia che tutt’ora le procura danzare con l’acqua nello storico spettacolo Vollmond, visionario palcoscenico dell’acqua di Pina Bausch, tuttora in tournée nel mondo, di cui ci svela ricordi e aneddoti dalla sua primissima creazione fino ad oggi.

QUALI SUGGESTIONI HANNO ACCOMPAGNATO IL VOSTRO LAVORO CON L’ACQUA NEL 2006, L’ANNO DELLA CREAZIONE DI VOLLMOND?

Pina amava l'acqua.

Era sempre una domanda il rapporto con l'acqua.

Particolarmente per Vollmond.

Era l'anno dell'uragano Katrina, la grande tempesta a New Orleans in Louisiana, nel 2006.

Questo avvenimento ha molto condizionato il mondo.

Pina, quando succedeva qualcosa, come un disastro naturale, voleva che questo entrasse nel suo lavoro, nella sua ricerca. 

Pina cercava sempre che nel suo lavoro ci fosse  il coinvolgimento con ciò che di importante stava succedendo nel mondo: le guerre in Medio Oriente, lo tsunami...

Fosse sofferenza o gioia, lei cercava che l'attualità entrasse nel suo lavoro, in un modo sottile. 

Mentre l’uragano stava sconvolgendo tutto il mondo lei è venuta in studio e ci ha fatto la domanda: "Katrina, cosa vuole dire?".

Sofferenza, disastro, necessità, emergenza, urgenza.

Questo c'era negli spettacoli di Pina.

Urgenza.

Urgenza nei movimenti, urgenza nella relazione con sé, con i nostri desideri, urgenza dell'amore.

Tutta questa urgenza è dentro i suoi spettacoli.

Ma in Vollmond particolarmente.

Pina ha fatto una raccolta di tutte le nostre idee sull'acqua, su Katrina, su questo momento di emergenza negli Stati Uniti.

Io sono nata in North Carolina negli Stati Uniti, ma la mia infanzia l'ho passata a New Orleans, per 11 anni.

Quando c'è stato l'uragano Katrina io vivevo già ad Amsterdam e lavoravo con Pina da tanti anni, ma nella mia infanzia ho vissuto un uragano.

Avevo 6 anni, era l'uragano Betsy, è stata un'esperienza di cui ho una memoria terribile.

Ricordo la sensazione di dire: "Finirà?"

Eravamo in un piccolo corridoio, mia madre, mio fratello piccolo ed io, mio padre non c'era perché era in un'altra città per lavoro quel fine settimana.

Quello che non vorresti che ti succedesse mai, uno tsunami, un terremoto, un uragano e invece stava succedendo nella mia vita. 

Quindi quando lei ha fatto questa domanda su Katrina, io ho cominciato a fare tutte le cose che ricordavo: mia mamma che riempie d'acqua la vasca del bagno, noi che prendiamo il cibo in barattoli e riempiamo l'armadio della cucina, noi che ci prepariamo  per aspettare questo terribile incubo che doveva arrivare.

Un infinito piovere.

Un'altra sua domanda è stata: scrivere acqua con il corpo, le differenti parole Water, Wasser, e poi anche tutte le variazioni possibili per esprimere acqua, una piccola goccia d'acqua che cade ad esempio.

Nel mio assolo c'è un momento in cui c'è solo una lacrima che cade e io faccio il movimento e continuo a danzare.

Un piccolo elemento come questo era la risposta ad una sua domanda fisica, coreografica, ma è una parola troppo forte "coreografica".

E' la poesia dello spazio e del corpo, è il "linguaggio umano".

Come posso permettere senza parole a un corpo di esprimersi, con la sua sensibilità, le sue mani, la testa, i piedi, la sua persona, l'anima e tutte le emozioni, come è possibile parlare e dare un linguaggio a tutta l'umanità?

E Pina ha fatto questo in tutti i suoi magnifici spettacoli. 

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Foto di Max Grobecker, The Nelken Line: Summer, Julie Anne Stanzak esegue The Nelken Line nel settembre 2016 a Wuppertal. Movimento 3: Estate

COME SI SONO SVOLTE LE PROVE?

L'idea di avere un fiume basso che scorreva sotto questo grande sasso, che sarebbe stato il nostro palcoscenico, il nostro parco giochi, questa consapevolezza è arrivata all'ultimo momento. 

Prima che arrivasse la scenografia di Peter Pabst la sua domanda era: "Come state voi quando c'è un fiume? E se il fiume all’inizio non è molto visibile e poi invece emerge e diventa un'esplosione, un'estasi? E cosa potete fare con questa roccia? E cosa potete fare con quest'acqua?".

E noi abbiamo iniziato a capire un po' l'idea.

Ma solo due o tre settimane prima del debutto abbiamo iniziato davvero a danzare nell'acqua. 
 
Alla fine di Volllmond c'è questa esplosione, questa estasi del movimento e questo è il linguaggio dell’urgenza: forse è Katrina, forse è una catastrofe, forse è il desiderio dell'amore, lo spettatore deve decidere, perché Pina non ha mai detto: "Rappresentiamo il dramma dell'uragano Katrina a New Orleans". 

Questa era una sua volontà, una piccola parte, ma alla fine quello che si vede è l’umanità che danza la necessità.

E l'acqua è un elemento che ti permette di raccontare questo.

Noi che danziamo nelle nostre lacrime, noi che danziamo prendendo l'ultimo respiro.

Anche questa è stata una delle sue domande, io sempre danzo pensando: "Ora esco dall'acqua e prendo il mio ultimo respiro".

E poi l'acqua invade tutto il palcoscenico e corriamo sempre il pericolo di scivolare: bene!

La vita è scivolare: scivolare nell'acqua, scivolare sulla neve.

Alzati e vai avanti, è tutto quello che puoi fare!

Tutti gli spettacoli di Pina hanno questo elemento, cadere e rialzarsi è la coreografia più bella che c'è, quante volte ho fatto questo...

E poi Rainer e gli altri ragazzi si domandavano come fosse possibile muovere l'acqua e allora hanno immaginato questo gioco in cui si prendevano tra di loro e si facevano girare per far andare l’acqua dappertutto. 

Oppure un'altra immagine è la donna che nuota, nuota, senza andare avanti e racconta questo senso di inutilità. 

Questi sono altri piccoli elementi che sono nati verso la fine della creazione.

C'è questo altro bellissimo momento di una donna che passa su una canoa, la calma, la pace, la meditazione, la quiete sotto la luna, sulla riva di un fiume.

Poi c'è un altro momento in cui Rainer prende con una corda un secchio e se lo rovescia sopra la testa, tanti piccoli momenti della poesia umana.

E' come immaginare di fare un viaggio nell'acqua del mondo.

Quando Rainer prende il secchio e se lo rovescia sulla testa io immagino un uomo del Sud Pacifico su una roccia la sera.

Mi piace molto come Pina ci abbia sempre dato molte indicazioni che non sono sempre chiare, sei tu spettatore, con il tuo stato d'animo, che puoi decidere come interpretare.

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Foto di terafoto Tanztheater Wuppertal of Pina Bausch, Masurca Fogo,Taipei, 2007 - Julie Anne Stanzack

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Foto di terafoto Tanztheater Wuppertal of Pina Bausch, Masurca Fogo,Taipei, 2007 - Julie Anne Stanzack

QUALI FURONO LE SENSAZIONI DELLE PRIME PROVE?

Tutti abbiamo pensato: speriamo che non sia fredda...

Stupidi umani noi!

Abbiamo fatto questo spettacolo davvero in tutto il mondo, l'ultima volta il 21 dicembre 2021 a Montpellier.

Dal 2006 ad ora penso a quante volte abbiamo fatto questo spettacolo, e ancora io sento che l'acqua è freddissima.
 
Per esempio in Norvegia, a Oslo, a gennaio…

E sei sicuro che la tua danza sarà ancora più veloce.

COSA CAMBIA QUANDO SI  DANZA CON L'ACQUA?

Era molto interessante per me perché noi donne abbiamo questi vestiti lunghi, eleganti, fatti con un tessuto speciale per l'acqua che si asciuga più rapidamente.

Il mio vestito ha questa gonna molto grande ed è difficilissimo uscire dall'acqua.

E’ sempre una grande sfida: come puoi raccogliere questo vestito e portarlo con te e cercare di correre sempre più veloce per lasciare lo spazio alla persona che arriva dopo di te? 
 
Perché abbiamo una coreografia molto precisa di alternanza, di grande precisione, ma c'è anche l’estasi, la necessità e il desiderio, la voglia, l'aspirazione, non l’aggressione, ma la volontà, l'acqua ti dà un grande desiderio di attraversare, di voler attraversare qualcosa.
 
È anche importante non esagerare, rimanere nella forma, nella purezza, rimanere fedele alla prima idea, anche questa è un'indicazione di Pina.

Non esagerare.

Certo c'è l'urgenza, certo è orribile, certo tu ti devi sforzare, ma non fare troppo.

Una buona misura delle cose è importantissima.

È un aspetto importantissimo del suo lavoro questo.
 
Posso dire che questo è uno spettacolo che tutti amavamo molto fare, forse posso interpretare che questo invito all'acqua era qualcosa che eravamo felici di incontrare, di rincontrare di nuovo, ogni volta, per me certamente. 
 
La scena in cui tutti gli uomini prendono un secchio e fanno come fa l'onda quando si rompe sugli scogli, questa è un'altra suggestione che ci ha dato Pina: "Come possiamo farlo sul palcoscenico? Prendete dei secchi!", ha detto.
 
In quel momento io danzo il mio assolo, e io ascolto l'acqua, e questo rumore, questo scroscio, mi dà un'incredibile energia, voglio dire questo suono, in sé.

E poi anche l'immagine della natura e degli uomini che fanno questo e io immagino di danzare su una spiaggia nella notte in una tempesta.

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Foto di Bartolomeo Koczenasz - Pina Bausch

COSA LE HA LASCIATO L’ESPERIENZA DI DANZARE CON L’ACQUA?
L'ACQUA É MAI TORNATA NEL SUO LAVORO PERSONALE?

Questo tema dell'acqua dentro di me torna molto ad esempio nei miei seminari, lavoro molto sull'acqua: le gocce, le lacrime, la neve, la pioggia, il fiume, bere, i bicchieri, l’ultima goccia, l’acqua preziosa. 

L'acqua è una presenza familiare o estranea che abbiamo sempre lì. 

Come le lacrime nella nostra anima. 

Sono lì, in differente forma, sono una parte di noi.

LINKOGRAFIA ESSENZIALE DI JULIE-ANNE STANZAK

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