NUMERO ZERO

ANIMATA

ZINE

di Alessandra Amicarelli

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Il teatro animato è un universo artistico in risveglio, ricerca e movimento.

Con la sua ricca commistione di forme espressive genera linguaggi multiformi e ibridi.

Disegna universi fittizi che attraversano campi e orizzonti inaspettati.

Il suo sguardo di osservazione simbolico si colloca poeticamente al confine tra il non vivente e il vivente.

Con le sue creazioni testimonia la complessità, la diversità, la bellezza, la fragilità del mondo.

Con i suoi esperimenti fa eco alle riflessioni più attuali e dà forma a bagliori di visioni future.

Conserva nelle sue radici la traccia delle sue origini, la matrice delle sue molteplici identità, la forza delle sue possibilità.

 

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Teatro di figura o delle figure, teatro delle forme animate, teatro di immagine, teatro di animazione, teatro di marionette, teatro di burattini: a seconda dei paesi, delle regioni, delle culture teatrali, del tempo storico, il cappello sotto cui accogliere l'insieme delle svariate forme a cui questo teatro si riferisce, cambia nome.

 

Inafferrabile, mobile, in perpetuo mutamento: le definizioni gli vanno strette, le categorie lo soffocano, le determinazioni lo riducono.

 

Sappiamo come in Italia si sia giunti all'espressione comunemente e istituzionalmente ormai da tempo riconosciuta "Teatro di Figura".

Qui solo un breve accenno alla storia, che essendo lunga e più articolata di quello che riportiamo brevemente in questo articolo, diventerà oggetto di un articolo a lei dedicato nel primo numero di ANIMATAZINE.

 

"Figura, come sappiamo, è la definizione che si è scelta in Italia a partire da un certo momento (La fine degli anni '70) per definire il "Nuovo" teatro di marionette"[1]

 

Cristina Grazioli, nel suo articolo, fa riferimento alla mostra "Il Teatro di Figure fra tradizione e sperimentazione" organizzata da Fiorenza Bendini a Firenze, nel 1979.

 

Fu questa la prima occasione pubblica in cui l'espressione Teatro di Figure fu utilizzata in modo ufficiale [2]

 

Nel numero ZERO di Dedalo, rivista pubblicata da Unima Italia (tre numeri usciti dal 1984 al 1986) Fiorenza Bendini ne traccia velocemente l'origine dando rilievo al senso etimologico della parola figura.

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Stefano Giunchi, fondatore del Festival Arrivano dal Mare, ha combattuto negli anni successivi una battaglia per far riconoscere ufficialmente a livello ministeriale, la terminologia (declinata al singolare), per l'ottenimento di un riconoscimento professionale e di finanziamenti specifici ad esso preposti.

 

Oggi il mestiere di chi pratica il Teatro di Figura è riconosciuto sotto la voce "Marionettista", giustamente differenziandosi dalla figura dell'Attore e da tutti gli altri corpi lavorativi del settore Teatro.

 

Oggi, tutti in Italia usano l'espressione Teatro di Figura. 

 

Più difficilmente, chi lo pratica si definisce esclusivamente Marionettista.

 

Attore, autore, performer, regista, animatore, burattinaio, ombrista, costruttore, scenografo... se diamo una scorta alle biografie, ai curriculum di chi pratica questa forma d'arte multipla e sfaccettata, troviamo ancora tutte queste parole, e molte altre, che prese nell'insieme, tentano di dare prova dell'insieme delle competenze a cui un "Marionettista che pratica il Teatro di Figura" sa dare prova.

 

In altri paesi esiste lo stesso ricco melange di definizioni, generalmente ogni paese optando per una declinazione più o meno stretta e specifica.

 

A livello terminologico le cose non sono mai fisse, in una lingua viva che rispecchia una forma d'arte in pieno sviluppo e mutazione.

 

Si osserva in Francia, per esempio, un largo campo di indagine e ricerca che attualmente indaga e interroga l'attribuzione di definizioni contingenti alle specificità dei vari corpi professionali che rientrano a far parte della famiglia del Théâtre de Marionnette e del suo officiante principale il Marionnettiste... 

 

Sembra che le parole non riescano più a contenere da sole la ricchezza e la vastità di forme, pratiche, linguaggi, competenze a cui questo teatro fa riferimento.

 

Ci troviamo confusi e non riusciamo a riconoscerci pienamente nelle terminologie in uso.

 

Ci sembra che ad esse sfuggano uno o più elementi che percepiamo come fondamentali nella poetica, nella pratica, nel senso e nello scopo artistico per cui abbiamo scelto di metterci al servizio.

 

Per esempio, ci accade spesso di percepire che l'espressione "Teatro di Figura" definisca, limitandolo, un campo. 

 

Quando? 

 

Quando ci accorgiamo che la categoria così data, venga sì riconosciuta negli ambiti produttivi specifici del settore, ma non riesca realmente a far parte, ad essere facilmente accolta, nelle stagioni e nelle programmazioni del Teatro tout court, che in Italia si chiama e riconosce principalmente ancora come Teatro di Prosa.

 

Quando riflettiamo sulle ragioni, oltre che a riflettere su questioni molto complesse come il sistema produttivo e distributivo italiano, ci soffermiamo anche a riflettere su piccoli dettagli che sembrerebbero voler cercare il pelo nell'uovo, ma che forse, a ben vedere, nascondono in sé qualcosa di più grande.

 

Nell'espressione "Teatro di Figura" c'è l'insieme maggiore TEATRO e poi il sottoinsieme specializzato FIGURA.

 

La FIGURA risulta una parte di un tutto, il tutto essendo il TEATRO.

 

Essa è collegata al tutto attraverso una preposizione di complemento di qualità, che di fatto evidenzia una distanza, una cesura dal tutto.

La preposizione DI collega escludendo: l'ampio campo del TEATRO si restringe, diminuendosi, al campo dell'uso della FIGURA.

 

Ci si chiede allora, senza poter avere certezze alcune per tali supposizioni, se non sia insita nell'espressione stessa TEATRO DI FIGURA la condanna a dover soffrire una certa diffusa ghettizzazione ed inevitabile emarginazione: si sa che i nomi contengono in sé la profezia del loro destino.

 

Sappiamo che non può' essere solo questo fattore ad aver determinato una difficoltà di emancipazione e riconoscimento, infatti continuiamo a chiederci come mai questo teatro sia considerato spesso adatto solo e quasi esclusivamente ai bambini: nel circuito del teatro per ragazzi viene obiettivamente programmato molto teatro di figura.

 

Certamente nulla i bambini e ragazzi hanno di minore o secondario, anzi. E' vera qualità teatrale quella che viene loro proposta, nella maggior parte dei casi.

 

Eppure ci sfugge come mai questo teatro, per come poteva essere chiamato e definito in altre epoche, abbia raggiunto vette di attenzione e interesse da parte di grandi artisti, pensatori, filosofi, registi, autori, poeti, drammaturghi, scenografi. Un'attenzione tale da permettere loro di considerarlo un teatro totale, un teatro d'arte, un teatro a 360°.

 

Ci sfugge come sia accaduto che questo teatro nel tempo sempre più sia stato accantonato dentro una nicchia, da cui difficilmente ora pare difficile farlo uscire.

 

Si obietterà che in questa nicchia si aprono praterie di libertà.

 

Avremmo molto da obiettare, e saremo felici di farlo, costruttivamente, con chiunque volesse partecipare a questo DIBATTITO ANIMATO che lanciamo a tutti voi, lettori di ANIMATAZINE.

 

Sul perché ANIMATAZINE abbia scelto di portare l'espressione TEATRO ANIMATO come orizzonte verso il quale tendere, sarà argomento di questa rubrica nel prossimo numero a venire.

Scrivete ad ANIMATAZINE per partecipare al dibattito!

[1] Vedi articolo "La marionnette, ou la mimésis complexe & La complexité des « figures » dans le théâtre en tant que « mimesis », di Didier Plasard e Cristina Grazioli (pag. 58).

[2] Questo passaggio è citato in Antonio Attisani, «Teatri possibili », Quaderni di Teatro, (Fingere figure), 31, 1986, p. 17-37: 27.

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