NUMERO ZERO

ANIMATA

ZINE

di Marco Ferro

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“Quando si parla della vita di un uomo o di una donna, quando se ne traccia una ricapitolazione o un riassunto, si è soliti raccontare ciò che quella persona ha portato a compimento e ciò che è effettivamente accaduto. E dimentichiamo quasi sempre che le vite delle persone non sono soltanto questo: ogni percorso si compone anche delle nostre perdite e dei nostri rifiuti, delle nostre omissioni e dei nostri desideri insoddisfatti, di ciò che una volta abbiamo tralasciato o non abbiamo scelto o non abbiamo ottenuto, delle numerose possibilità che nella maggior parte dei casi non sono giunte a realizzarsi - tutte tranne una, alla fin fine -”.

 

Trovo che in questo, la vita delle persone- che Javier Marìas riesce a fotografare così bene – assomigli molto alla vita delle opere. Qualsiasi elaborazione artistica, che si tratti di un romanzo o di un dipinto, di un film o di una partitura musicale, è infatti il risultato di una catena di scelte.

 

Scelte che l’autore prende in modo rapido ed intuitivo o, al contrario, su cui si decide dopo averle ponderate a lungo, pesate e soppesate con la massima cura.

 

Scelte che possono essere obbligate, scomode o sofferte, scelte casuali o scelte circostanziali, scelte che col senno di poi si rivelano sfortunate, decisive, provvidenziali.

 

In ogni caso, scelte che determinano l’opera nella sua completezza, che fanno sì che l’opera sia quella - proprio quella - e non un’altra.

 

Ai margini, fuori dalla cornice del quadro, resta tutto ciò che in superficie non è visibile: i bozzetti cancellati, le idee lasciate in sospeso, i progetti desiderati e quelli falliti.

 

Restano fuori, accumulati, gli scampoli delle nostre esitazioni, tutte quelle intuizioni che abbiamo avuto e che non abbiamo voluto seguire, le paure che ci hanno paralizzati, i frammenti di tutto ciò che abbiamo abbandonato o che, forse, ci ha abbandonati.

 

Questa rubrica vuole tendere una mano a loro: a quella folta platea di scarti, alle idee abortite, alle frasi che non hanno trovato spazio sulla pagina, a quelle immagini che hanno mancato l’appuntamento con l’Opera perché arrivate troppo tardi, o perché arrivate in tempo ma con l’abito sbagliato.

 

A loro ci rivolgiamo: agli incompresi, ai rifiutati, ai sostituiti, agli eliminati: all’interno di questa rubrica avranno una nuova opportunità e qua, se lo vorranno, potranno giocare la loro parte.

E’ un appello a tutti voi, figli non riconosciuti di Madama Immaginazione: vi accoglieremo in questo spazio, vi presenteremo ai vostri simili e con rispetto e delicatezza, proveremo a rianimarvi.

 

Così, almeno in parte, vi sarà restituita quella dignità che l’Opera – vostra matrigna- ha preferito accordare ai vostri fratelli e che a voi ha negato.

 

Perché in fondo l’Opera- sebbene non lo ammetterà mai - è fatta un po’ come noi: “noi persone che consistiamo tanto in ciò che siamo quanto in ciò che non siamo riusciti ad essere.

 

A noi che forse siamo fatti in egual misura di ciò che è stato e di ciò che avrebbe potuto essere”.

 

Quel che faremo sarà, allora, coinvolgere una piccola cerchia di persone, ogni volta diversa per ciascun numero della fanzine: artisti, theatre makers, amatori dell’animato e, più in generale, visionari per vocazione e non necessariamente per professione.

 

A loro chiederemo di affidarci il frammento di un’idea o di una frase, il brandello di un’immagine strappata alla loro immaginazione e poi lasciata in sospeso da qualche parte.

 

Noi ci occuperemo di ordinare, ri-animare ed orchestrare questo piccolo mucchio di scarti, andando così a comporre una piccola opera collettiva che avrà per tema l’elemento - diverso a seconda del numero - della fanzine.

 

 

Il testo virgolettato è una citazione del discorso che Javier Marìas ha pronunciato durante la consegna del premio Romulo Gallegos per il romanzo “Domani nella battaglia pensa a me”.

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