NUMERO ZERO

ANIMATA

ZINE

di Alessandra Amicarelli

pallottola.png

Una pallottola di carta accartocciata, è la forma con cui ANIMATAZINE si presenta a voi lettori.

 

Perchè?

 

"Lui [il piegatore] sa che ogni essere vivente ha un guscio. Che il carapace, la corteccia, l'epidermide conservano e contengono preziosamente la vita. Che questo involucro, mai liscio, fatto di pieghe, delimita il presente ed il futuro, il qui ed il là. Che non si possono confondere cicatrici e rughe. [Il piegatore] decifra il nostro pianeta splendidamente piegato. Pieghe parallele: le rughe sul collo e sulla fronte riflettono la realtà del passato. Pieghe convergenti: tra le sopracciglia, intorno agli occhi, intorno alla bocca, testimoniano la nostra identità unica. [Il piegatore] legge, senza giudicare, le impronte del tempo, della personalità, del carattere, del comportamento sociale. Che siano assalti o firme, la vita lascia le sue stigmate: prove della stima che ci ha dimostrato. Questi segni scrivono la storia delle pieghe del cuore, il ricordo dei nostri dolori e delle nostre gioie. Le pieghe sono la scrittura della genesi del mondo."

 

Jean-Claude Correia, artista piegatore di carta,

fondatore del Mouvement français des plieurs de papier.

 

"Molta della bellezza nell'arte proviene dalla lotta di un artista con un mezzo limitato."

Henry Matisse, Note di un pittore

La natura è la prima origamista.

 

In lei il fenomeno della piega è onnipresente: nella materia organica (piante, animali, insetti, struttura delle proteine, dell'RNA, del DNA...) così come in quella inorganica (minerali, conformazioni geologiche, trama profonda dell'universo).

 

Le pieghe sono ovunque intorno a noi, se non le riconosciamo a prima vista come tali è solo per mancanza di attenzione nei loro confronti. 

 

Semanticamente, prendendo in conto solo le lingue europee, esiste un gruppo di almeno 500 parole ed espressioni che derivano dalla parola piega: spiegare/spiegarsi/spiegazione; piegare/dispiegare/ripiegare; semplice: che non ha pieghe; complicato, con più pieghe; doppio, triplo, multiplo: tutte parole che provengono dalla stessa radice comune latina plicare, che ha origine nel sanscrito con il senso di mischiare, collegare, intrecciare, mettere in contatto. 

 

Il fenomeno del piegamento e dispiegamento è all’origine e nel cuore stesso della vita: la piega è una traccia, ma anche un’azione; in essa si condensa la genesi e il risultato, la piega è il movimento senza il quale non c’è nulla.

 

Anche noi, umani, sottostiamo a questo principio. 

 

Dal momento in cui avviene la fecondazione, un processo di dispiegamento si mette in atto. 

 

L'embriogenesi individua tre membrane imbricate l'una nell'altra, tre foglietti, che dispiegandosi e sviluppandosi daranno forma al nostro corpo: la prima formerà la pelle, il limite esterno; la seconda, posta al centro, formerà gli organi e i muscoli; la terza, più interna, darà forma allo scheletro. 

 

Un processo che tecnicamente ci permette di conquistare come appellativo quello di esseri tetrapodi bilateri triblastici, ossia animali con quattro “zampe”, con asse di simmetria, costituiti da tre membrane (foglietti embrionali).

 

Ad un certo punto, nella vita inizia la fase di ripiegamento: si inizia a rimpicciolire, ci si ripiega.

 

Questo si traduce per esempio con le rughe del volto: la nostra storia si inscrive lì dentro.

Ascoltare Vincent Floderer, artista piegatore di carta, fondatore del Centro di Ricerca Internazionale della Modelizzazione attraverso la Piega (CRIMP), significa entrare in un mondo dove arte, natura, scienza, danzano insieme in un continuo rimando di spunti e significazioni, che acuiscono il nostro sguardo su l'organicità delle strutture che danno forma alla vita intorno e dentro noi.

 

Le sue creazioni sono meraviglie di carta piegata che seguono l'andamento delle forme naturali.

 

E' osservando le sue opere, il suo processo di modellizzazione, che è nato il desiderio di appoggiarci al concetto di origami, nella sua forma più spontanea possibile.

 

Una pallottola di carta: cosa c'è di più banale? Una carta accartocciata, sembrerebbe pronta per essere lanciata in un cestino di rifiuti, ma invece, se osservata con uno sguardo diverso, diventa portatrice di un insieme di segni che la rendono unica. Una traccia da decifrare, un mischio di movimento e memoria.

 

E' una questione di sguardo. Non vediamo le pieghe, finchè non ci rendiamo conto che sono ovunque. Allora, non cessiamo più di scoprirne di nuove.

 

Uno degli aspetti più sorprendenti da osservare dell'arte di piegare la carta, dalle sue antiche origini fino ai giorni nostri, è come essa si sia sviluppata aderendo allo spirito dei luoghi e del tempo che ha attraversato, incarnando e rivelando di volta in volta possibilità e aspetti fino ad allora silenti ma in nuce.

 

Come se il dispiegarsi di quest'arte, nel tempo, abbia seguito le stesse linee di forza e di tensione, le stesse sottostanti regole compositive che permettono il sorgere di infinite forme semplicemente procedendo con l'apposizione di una piega dopo l'altra su un foglio.

 

L'arte del piegare la carta nasce nella Cina del I secolo d.C nello stesso momento in cui la carta viene inventata; si propaga nel mondo orientale e poi occidentale attraverso la via della seta; giunge in Giappone intorno al V secolo, dove, a contatto con lo Shintoismo zen, si sviluppa in forma rituale.

 

La carta, piegata in piccole strisce sospese al vento su cui venivano iscritte preghiere dai monaci nei templi shintoisti, era un medium per comunicare con il divino.

 

In giapponese Ori significa piegare, mentre Kami significa carta. 

 

Ma Kami significa anche divinità, ciò che sta in alto, ciò che galleggia, che resta sospeso. 

 

Origami/preghiere come ponti per connettersi al sacro.

 

Nell'uso quotidiano, i primi origami di cui si ha traccia, furono degli imballaggi per medicamenti: dispiegando l'angolo di un pacchetto di carta si creava un piccolo becco che permetteva di versare il contenuto della medicina in un bicchiere d'acqua. Il quadrato di carta restante, poteva poi essere piegato per fare apparire una gru, simbolo di pace e salute.

 

Origami/rimedi come vie per arrivare alla guarigione.

 

Uno dei primi manoscritti che ci informano sull'arte del piegare la carta, ci dice che un altro nome per designare gli origami era Kan no mado, che in giapponese significa: finestra aperta per la stagione fredda. 

 

Quando fa freddo e si sta in casa con le finestre chiuse, piegando la carta si apre una finestra.

 

Origami/finestre come varchi sull'immaginazione.

 

A noi occidentali l'arte di piegare è giunta soprattutto come un arte del "saper fare", un passatempo minuzioso e delicato che richiede un atto di trasmissione: una volta visto eseguire da qualcuno un origami, è possibile riprodurlo, infinite volte.

 

Nella nostra cultura l'origami è stato velocemente assimilato alla meraviglia e alla magia: alla fine del diciannovesimo secolo in Inghilterra e in Francia giullari presentavano in fiere e mercati variopinti pacchetti di carta a forma di fisarmonica, detti ventagli magici, con i quali raccontavano una storia trasformando le pieghe in forme diverse: un coniglio, che diventa un fiore, che diventa un ombrello, che diventa un cappello cinese... 

 

Origami/magie come porte sulla meraviglia. 

 

Negli ultimi decenni, l'origami sta conoscendo una nuova fase, particolarmente sorprendente.

 

Dal punto di vista artistico, si è passati da una concezione degli origami come pura disciplina tradizionale a l’origami come vera e propria forma d'arte, giungendo ad un livello altissimo di creazione grazie al lavoro di classificazione del maestro giapponese Akira Yoshizawa, che ha messo in evidenza le principali tecniche di piegatura in quello che viene definito un vero e proprio sistema di "solfeggio": schemi di piegatura che con qualche segno permettono di trascrivere le tappe di realizzazione delle pieghe, codici paragonabili alle scale musicali che una volta acquisiti dopo una certa pratica, permettono di uscire fuori dai sentieri battuti per partire liberamente nell'improvvisazione e nella sperimentazione creando forme prima impensabili.

 

Una piega "valle", una piega "montagna" dopo l'altra, tutto diventa possibile, il solo limite è la mancanza di immaginazione: la carta si fonde in dimensioni inattese e si inizia a scoprire qualcosa di nuovo che nasce dalle proprie mani...

 

Il solfeggio degli origami è un codice internazionale che permette la diffusione di modelli e di nuove forme in un linguaggio universale.

 

Origami/musiche come slanci verso la creazione.

 

Questa codificazione ha dato vita ad un impulso creativo straordinario.

 

Gli artisti piegatori sono ormai riconosciuti a livello mondiale, musei e gallerie d'arte accolgono le loro opere.

Parallelamente a questo eccezionale dispiegamento nell'invenzione artistica, gli origami hanno iniziato a diventare oggetto di studio in numerose branche scientifiche: oltre naturalmente la matematica e la geometria, hanno iniziato ad interessarsi ad essi la biologia, la chimica, la fisica, la geologia, le scienze dei nuovi materiali, la bionica, l'ingegneria medica, la robotica, l'architettura, l'esplorazione spaziale...

 

Sembra non ci sia più un campo dell'umano scibile in cui essi non siano presenti.

 

Origami/codici come passi verso la conoscenza.

 

"La vita, tutta la vita, dipende dagli origami" ci svela Ed Yong, divulgatore scientifico.

 

Gli scienziati hanno ormai scoperto che le basi stesse del vivente, il DNA, così come le proteine, sono fondamentalmente assemblate grazie a origami spontanei, di cui ora si stanno studiando le regole compositive.

 

Le proteine, macchine molecolari che fanno tutti i lavori critici che ci tengono in vita, hanno ciascuna una forma specifica a seconda del compito che devono svolgere.

 

La loro struttura è determinata da una catena bidimensionale di aminoacidi in sequenza che si piega in una specifica forma tridimensionale, come negli origami.

 

Gli scienziati ritengono che debba esistere un codice specifico che traduce le proprietà degli aminoacidi, come la loro dimensione o carica elettrica, in una forma 3D. 

 

Decifrare questo codice è molto difficile, ma non ci sarebbe da sorprendersi se il risultato alla fine dovesse assomigliare ai modelli di piega dei maestri piegatori di origami, dove su un foglietto piano troviamo tracciate linee piene e linee segmentate, che se piegate secondo il giusto ordine, danno vita ad un origami scarabeo, o ad un origami rinoceronte. 

 

Ma chi potrebbe dirlo, guardando questi tracciati, queste fini linee di piega, che la forma che contengono in nuce possa essere così straordinaria ed unica?

 

E' ancora una volta, una questione di sguardo.

 

La pallottola di carta di ANIMATAZINE, realizzata dalla leggera forza di due mani su un foglio piano, ha impresso in sé una memoria, un'impronta unica. 

 

Non ne esisterà mai una uguale all'altra. 

 

Simbolicamente, metaforicamente, noi della redazione di ANIMATAZINE lanciamo questa pallottola di carta a voi, nostri lettori. 

 

Sarete voi, sarà il vostro sguardo, che decifrerà e darà senso alla forma nascosta che essa contiene.

 

P.S.: 

il numero UNO di ANIMATAZINE sarà dedicato all’acqua.

La radice sanscrita della parola acqua, AK, significa: piega...

pallottola.png