NUMERO ZERO

ANIMATA

ZINE

di Angela Forti

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Un po’ di domande, per cominciare.

Cosa può essere una rubrica di critica teatrale? Che cos’è la critica? Un ospite indesiderato, a volte, un mestiere un po’ improbabile, una parola difficile e talvolta sfortunata, da accompagnarsi con aggettivi rassicuranti come “costruttivo”.

 

E allora, cosa ci facciamo noi, in questo bel progetto di rivista, di riflessione, di connessione? La parte dei cattivi?

Al di là del fatto che, in realtà, un avvocato del diavolo in giro faccia sempre comodo, siamo qui perché le parole “critica" e “giudizio" ci piace legarle a una ulteriore, una di quelle parole severe ma di cui non si può fare a meno: la parola scelta.

 

Criticare, in questa sede significherà sempre scegliere, selezionare.

 

Soprattutto quando si parla di arte questo può sembrare un esercizio di stile un po' superfluo, da farsi per diletto. Questa rubrica è qui, appunto, per dimostrare che non è così.

Tenteremo – e prendo a prestito un termine suggerito, che mi piace molto – una critica elementaLe, una critica scientifica che ci permetta di andare a fondo, di scovare le costanti in tutta la loro semplicità, e che ci servirà, in questa sede, a selezionare le parole per un discorso condiviso, per orientarsi.

 

Si cercherà di elaborare un vocabolario utile per esplorare limiti e intersezioni tra definizioni.

 

Il teatro italiano è, tra le tante cose, una giungla di definizioni, vicine e lontane, parallele e avversarie.

 

Ne indagheremo alcune per cercare di costruire ponti e connessioni.

 

Tratteremo il teatro come un organismo vivo e pulsante.

 

E il teatro stesso sarà la base per il nostro vocabolario: un teatro animato, vivo. Un linguaggio come si rispetti, con una grammatica, una sintassi, un contesto comunicativo.

 

Le parole di riferimento, i punti cardinali, ce li daranno i numeri di questa rivista, e saranno i quattro elementi.

 

Cos'è Acqua, in teatro?

 

Tenteremo di capire dove si trova la Terra, che valore ha la forza di gravità e dove ci porta.

 

Come si manifesta il Fuoco, cosa genera l'Aria?

Metodologicamente, ci concederemo il lusso di essere il più possibile liberi.

 

Non assumeremo confini a priori, né geografici, né artistici, ma considereremo il teatro nella sua definizione più ampia: come fenomeno che comprende tecniche, linguaggi, espressioni differenti ed è in grado di farle dialogare in virtù del contesto artistico, sociale e comunicativo che elegge a proprio riferimento e obbiettivo, la sintesi a cui dobbiamo tendere per poter sperimentare il grado più alto di autonomia.

 

Grazie a questa libertà che ci concediamo, lasceremo che siano gli spettacoli visti a guidarci lungo il percorso, chiamandosi l’un l’altro con riferimenti e connessioni sottili, quasi delle sviste, richiami nascosti.

La critica teatrale ha numerosi strumenti a sua disposizione; qui si privilegeranno quelli capaci di far esplodere l’opera, di espanderla e darle orizzonti nuovi e inesplorati; oppure quelli capaci di andare a fondo, di scavarla, per restituirne una dimensione più intima.

 

Useremo tutti gli strumenti che il teatro ci mette a disposizione per articolare il discorso, e ne aggiungeremo altri.

 

Non utilizzeremo soltanto la scrittura ma chiederemo aiuto alle immagini e ai suoni, allo spazio. Difficilmente si realizzeranno recensioni: l’obbiettivo non sarà, qui, quello di valutare l’opera nelle sue componenti; bensì di accogliere queste componenti come tramiti per ragionamenti più complessi, per connettere mondi diversi e metterli in dialogo.

 

Sempre un esercizio di stile, forse, ma che è in grado di riservare non poche sorprese. Una parola che ricorre spesso in questo progetto è “rizoma”: una strana via di mezzo tra il germoglio e la radice, divisa in internodi, una riserva d’energia, che da un lato germoglia e rinverdisce per distruggersi dall’altro.

 

Un canale comunicativo tra ciò che è stato e ciò che può essere. Bene, questo tenteremo di fare qui.

 

Un canale comunicativo che abbia il teatro come terra fertile in cui far germogliare qualche cosa di nuovo.

C’è soltanto un modo per inaugurare una rubrica di critica, ed è con una lunga serie di domande, per quanto la retorica lo sconsigli.

 

Ma qui si intende, per critica, il rito di fronteggiare e mettere in discussione ciò a cui assistiamo, ciò a cui siamo chiamati a partecipare, in modo da poterci mettere in discussione anche noi, in quanto osservatori e testimoni, componente attiva del percorso di incontro e scambio con l’opera e il suo artista.

 

Tra le maglie del nostro percorso, ad esempio, sarà nostro impegno non smettere mai di chiederci che cosa siamo a fare qui, qual è il ruolo, il peso, la potenzialità del discorso che si intende portare avanti.

 

Questa rubrica servirà anche ad esplorare un po’ sé stessa.